LUCIANO PANAMA

Artisti   18 Ottobre 2018   Nessun commento LUCIANO PANAMA

Ti ho visto live al Cortile Cafè di Bologna, mi ha colpito il tuo approccio diretto, sfacciato, sincero e ruvido sul palco, un po’ come la tua musica. In quel live dicesti “non so neanche perché si continuano a scrivere canzoni ma lo facciamo lo stesso”. Dicci la verità, perché scrivi canzoni dopo sei album con gli Entourage e questo Piramidi? Parli di Urgenza nelle tue interviste, ma la tua da dove nasce?

Ad oggi ho capito che scrivere canzoni per me è una terapia, attraverso la musica riesco a liberarmi di pensieri di qualsiasi natura, lo faccio per vivere la vita al meglio, lo faccio perché mi viene naturale, lo faccio perché costruire è una delle mie più grandi emozioni e passioni, lo faccio per me, per amor proprio. E’ una cosa che ho scoperto durante l’adolescenza e che mi accompagna da allora e che credo farò per tutta la vita. E’ il mio istinto.

So che non si chiede…ma ci spiegheresti il verso con cui inizi “Messina guerra e amore”?

Parli di “Messina che ha scelto te”? E’ stato il primo verso che è venuto fuori per la scrittura del testo… una frase che parte dal mio inconscio credo o forse arriva dal cielo. E’ stata Messina che ha scelto me per scrivere questa canzone, non ci avevo mai pensato prima di quel pomeriggio in cui l’ho scritta. E’ una città con tantissime contraddizioni, come tante altre in Italia. Spero che un giorno riesca a superare certi limiti di natura culturale e faccia un passo in avanti per diventare più determinante in senso positivo per i suoi cittadini perché una città che non valorizza i suoi cittadini ha già perso in partenza!

A chi ti ispiri? Se ce n’è qualcuno. Oppure gli ascolti che ti hanno condizionato di più.

Oggi mi ispiro principalmente alla mia vita, ai miei amici, alle storie che leggo e a quelle che invento. Coltivo la mia fantasia. Neil Young e Ivano Fossati per dirti due nomi adesso, magari domani cambieranno… ma non parliamo solo di musica, parliamo anche di un approccio alla vita. Gli ascolti partono dai cantautori italiani e dai Beatles, ai tempi delle medie, poi crescendo oltre ad approfondire il cantautorato italiano e il periodo che va dai ‘60 ai ’70 soprattutto Led Zeppelin Black Sabbath Pink Floyd Jimi Hendrix con beat, rock, blues, psichedelia, sperimentazioni varie, punk, metal, c’è stato un periodo di rap ed hip hop, infatti scrivevo pezzi di quel tipo… poi sono arrivati, con una forza incredibile al punto da cambiarmi la vita, Nirvana, Sonic Youth, Jesus Lizard, Melvins, Shellac, Nick Cave, Mark Lanegan, Neil Young, Leonard Cohen, Mars Volta, Radiohead, Jeff Buckley, Nick Drake, Tom Wait, Joy Division e tanti altri. C’è stato anche un inizio di ascolti di classica e musica colta che tutt’ora continuo a coltivare.

Ci descrivi il mondo che c’è intorno al progetto Panama? Per esempio so che collabori con tre etichette differenti!

E’ un mondo che è nato dal mio spirito di sopravvivenza. Panama oggi è un progetto tutto in divenire, molto aperto a cambiamenti, l’unica cosa che voglio mantenere è il mio istinto, che non mi ha mai deluso, voglio farlo veramente senza fraintendimenti. Crescendo mi sono liberato di tanti schemi. Con Entourage – Enter In Our Age, il mio progetto precedente, ho fatto tanta esperienza, poi circa cinque anni fa si è chiuso in maniera abbastanza naturale per scelte di vita di ognuno dei suoi componenti e proprio allora il mio spirito di sopravvivenza mi ha portato a chiudermi in studio e scrivere Piramidi, disco che ho anche suonato registrato e prodotto da solo. Girando ho conosciuto diversi amici con cui sono nate varie collaborazioni come La Dura Madre Dischi, Dimora e Master Music.

Il complimento più bello mai ricevuto da Panama artista?

Boh! Non saprei… non ho dei ricordi precisi tranne quelli classici dopo i concerti che a volte l’indomani sono di nuovo fumo. Forse però uno l’ho scritto in una canzone che si chiama MAN, da Piramidi, e il verso dice: “Un giorno in più per crescere ed essere qualcosa, qualcosa che ci aiuterà a viverci la vita”. Ecco qualcuno un giorno mi disse che ascoltare queste canzoni aiuta a vivere meglio e questo per me è un obbiettivo.

Il bilancio di Piramidi a un anno dalla sua uscita? Come mai hai scelto di festeggiare il suo compleanno con gli Entourage in un live a Messina?

Ho fatto tanti live per presentare Piramidi in solo con il mio set di chitarra acustica piano elettrico e voce, ma ho molta voglia di tornare a suonare con una band al completo ed anche Paola e Cesco avevano voglia di tornare a suonare insieme, in più Fabrizio si è aggiunto alla chitarra e ai synth. Piramidi compie un anno il 20 ottobre e il Retronouveau, il locale dove abbiamo suonato, da tempo voleva organizzare un nostro live così sabato 13 ottobre abbiamo fatto un concerto bellissimo non solo per noi band ma anche per tutti i presenti a quanto pare. Abbiamo suonato tanti brani da Piramidi e ripercorso la nostra storia di band anche attraverso le canzoni che ci hanno segnato di più. E’ stato uno sballo e dentro ci sono storia e sentimenti di tutti noi.

Riesci anche a fare il medico? Dato che sei un medico oltre che un artista? Vista la tua intensissima attività live che ti ha portato lungo tutto lo stivale nella prima metà del 2018 e ora a Messina il 13, Pavia 21 e ReggioEmilia il 23?

Si! Ho lavorato in ospedale per sette anni, ho fatto la mia esperienza ed imparato tanto, poi ho scelto un altro tipo di vita e adesso faccio delle guardie notturne per diversi mesi dell’anno. Non voglio avere un lavoro che si impossessa della mia vita, oggi è più importante altro. Preferisco guadagnare meno – giusto i soldi per pagare il necessario – ed avere tanto tempo da dedicare a me stesso, a patto che sia costruttivo e che non sia una cazzata. Cerco di lavorare tanto scrivendo canzoni e producendole, dato che faccio tutto da solo nel mio studio che è anche casa mia. Mi occupo inoltre di cercare i concerti e cerco di programmarli nei mesi in cui sono più libero… insomma un incastro stranissimo che per adesso sta funzionando. Spero che duri ancora nel tempo.

Intervista a cura di Alessandro Barbaro.

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