Lucio Leoni

Artisti   Cantautorato  11 Maggio 2020   Nessun commento Lucio Leoni

Lucio Leoni è uno di quegli artisti che ti magnetizza. Classe 1981, origini romane, è un cantautore eclettico, stilisticamente inconfondibile, spazia dalla poesia al teatro-canzone, sperimentando varie sonorità.

L’8 maggio 2020 è uscita la prima parte del suo ultimo disco “Dove sei”, un lavoro che vedrà la luce in due distinti capitoli che saranno rilasciati nel corso dell’anno. Si tratta di un album affascinante e complesso, composto da otto brani che si immergono nel dove del tempo e dello spazio.

Ciao Lucio, ti ho visto per la prima volta la primavera scorsa in concerto all’Ohibò (Milano) prima dell’esibizione di Paletti. Il tuo brano “Luna” mi aveva colpita parecchio. Ad un certo punto del brano dici “voglio più bene alla terra”. Oggi più che mai occorre prenderci cura nel nostro pianeta. Puoi spiegarci meglio cosa significa secondo te “volere bene alla terra”?

Immagino che prendersi cura della terra significhi molto semplicemente prendersi cura di se stessi, di noi stessi come specie umana. Tutte quelle frasi tipo: “Stiamo uccidendo la terra, stiamo devastando la biodiversità, etc” non raccontano esattamente quello che sta accadendo: in realtà quello che facciamo non preoccupandoci di salvaguardare il pianeta sul quale viviamo è una sorta di lento, inesorabile suicidio di massa.

Sono stata solo un giorno a Roma (purtroppo!) e non ho ancora avuto l’occasione di girare per locali, godermi un po’ di musica live e capire come gira nella capitale per i giovani artisti. Raccontami un po’ in che contesto artistico romano vivi..

Roma è una città con tante risorse, tante opportunità e tante contraddizioni. Questo si riflette nel contesto  di offerta di arte e cultura e quindi locali, associazioni culturali, centri sociali e quant’altro. Non so se vivo perfettamente all’interno di un contesto artistico specifico, anche perché i mondi di riferimento cambiano insieme agli anni che passano: a vent’anni ero interessato a determinate esplorazioni, oggi ad altre. Bisognerà stare vicini ai luoghi che si occupano di cultura adesso che (speriamo) si riprenderà un qualche tipo di normalità; uno stop come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia (lo dico da ex localaro)  taglia le gambe. Come cittadini abbiamo il dovere di garantirci questa molteplicità di offerta e dunque esserci.

Parliamo finalmente del tuo nuovo album “Dove sei pt. 1” uscito l’8 maggio. Trovo che il disco sia molto complesso, estremamente interessante e indaga, varie tematiche, come l’essere in bilico tra il passato e il futuro, dimenticandoci il presente oppure l’essere sospesi tra quello che avremmo voluto essere e quello che siamo oggi. Pensi siano discorsi ricorrenti nell’uomo o sono argomenti tipici della nostra generazione?

Bella domanda. Non saprei. Sicuramente l’uomo si è interrogato sempre molto sul tempo, spesso senza capirci molto; la questione invece della “realizzazione” dei propri obiettivi, delle proprie speranze è una cosa molto più legata alle generazioni più recenti che sono anche quelle che in parte hanno vissuto con standard più alti e dunque si sono potute permettere di avere alcune “pretese”.

In “Dedica”, la quarta canzone dell’album, dici che “siamo in mezzo al mare, navighiamo a vista”. Perché secondo te viviamo in questa maniera? Abbiamo paura di lasciarci andare? Oppure c’è qualcosa di più profondo insomma, è la nostra società che non ci permette di andare più in là? E tu…come ti poni al riguardo?

Più che la paura di lasciarsi andare, quella frase per me racconta la paura di essersi perduti. E’una sensazione con la quale mi ritrovo spesso a fare i conti e non so, anzi mi auguro non riguardi tutti. Perdersi ha significati interessanti perché da un lato lascia senza speranze e spaventa, ma dall’altro propone un’azione cioè quella di ritrovarsi che nasconde ottimismo: in quell’equilibrio secondo me c’è tanto racconto di me e della generazione di cui faccio parte.

 

Ecco un estratto dal disco: Il fraintendimento di John Cage

Jessica Cintola

Jessica ha creato Armada Note per tre motivi fondamentali: ha un legame ancestrale con la musica, le piace scrivere e in quel periodo (a marzo 2017, quando ha creato il tutto) era un po’ annoiata. Dice che le sue idee migliori sono sempre nate in periodi di tedio.

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