Musicoterapia: come la musica può cambiarti la vita

Croccanti!   16 Dicembre 2019   Nessun commento Musicoterapia: come la musica può cambiarti la vita

Abbiamo già parlato in un articolo precedente, di come la musica aiuti a rilassarsi, attenuando il dolore e contribuendo al benessere psicofisico. Esiste una specifica disciplina, chiamata musicoterapia che si basa proprio sull’uso della musica come strumento educativo e riabilitativo. Come affermano i professori dell’Università di Melbourne*, sono sei gli ambiti in cui la musicoterapia trova applicazione:

  1. Sport
  2. Studio
  3. Relazioni interpersonali
  4. Salute mentale
  5. Comunità
  6. Cultura

Premettiamo che questo articolo vuole essere semplicemente introduttivo rispetto ai vari argomenti. Scopriamo insieme i 6 ambiti!

Musicoterapia applicata alla riabilitazione e al fitness

Capire come la musica influenzi il corpo non è sicuramente un tema semplice. I risultati dei primi trattamenti musicoterapeutici a livello motorio non sono stati sempre facili da dimostrare. L’uso della più recente tecnologia digitale ha senza dubbio contribuito ad una più efficace misurazione dei risultati e quindi una più ampia comprensione della disciplina.

Per concretizzare, quando si parla della musicoterapia applicata al corpo a livello riabilitativo, si può pensare ad esempio, a come pazienti con difficoltà respiratorie siano migliorati grazie alla partecipazione a gruppi di canto oppure come persone malate di cuore abbiano migliorato l’intensità dei loro esercizi quando ascoltavano le loro canzoni preferite (queste informazioni sono state tratte da ricerche a cura di Imogen Clark e Jeanette Tamplin, ndr).

I musicoterapeuti, in accordo con i medici o fisioterapisti, fissano gli obiettivi, i termini e le finalità dei vari trattamenti, spesso invitando musicisti a suonare nelle strutture di cura in cui operano, decidendo il tipo di performance migliore per raggiungere il risultato previsto.

Stabilire quale musica far sentire e in che maniera diffonderla è proprio il punto chiave del trattamento musicoterapeutico. Occorre conoscere a fondo i propri pazienti per non incorrere in errori che potrebbero provocare danni: se ad esempio un paziente odia la musica classica non è pensabile di sottoporlo ad una cura incentrata su questo genere musicale.

Rispetto alla musica applicata al fitness, le domande che spesso gli esperti di settori pongono ai propri trainee sono:
1. Qual’è il genere e le canzoni che più ti motivano?
2. Quale aspetto del tuo corpo vuoi migliorare?
3. Quanto dura il tuo allenamento in media?
Queste prime semplici domande aiutano già a intuire la possibile selezione musicale che il musicoterapeuta condividerà con il personal trainer.

Come la musica aiuta a raggiungere risultati accademici

In che maniera la musica motiva la mente? È dimostrato come la musica migliori la capacità linguistica, la memoria, lo sviluppo intellettivo e la creatività.
Ciò nonostante, in alcuni casi la musica può provocare, al contrario, effetti negativi sull’apprendimento. Quando? Quando ad esempio i genitori obbligano i propri figli a imparare a suonare uno strumento che non piace fino a detestare la musica! Ancora, il musicoterapeuta deve conoscere bene il proprio paziente e il contesto in cui si trova.
Il miglior modo per sviluppare le proprie capacità è iniziare dal canto. Inserirsi in gruppi di canto, recital, musical a livello scolastico, migliora l’apprendimento. Pensiamo ad esempio al fatto di imparare a memoria un testo di una canzone, divertendosi e motivandosi. Inoltre i gruppi di canto creano delle connessioni particolari tra le persone, facendole sentire parte di un qualcosa di più grande, migliorando di conseguenza l’autostima.
L’uso del ritmo, può aiutare chi ha difficoltà in matematica, cantando le formule matematiche in sequenza ritmica, o suddividendo le frazioni in tempo ritmico.

Musica come rafforzamento delle relazioni

Normalmente quando pensiamo alla musica come rafforzamento delle relazioni, pensiamo subito a canzoni d’amore e ad un contesto romantico. Cenetta a lume di candela con un dolce (o sexy!) sottofondo musicale sperando che accada qualcosa..

Musicoterapia e salute mentale

La musica influenza anche la salute mentale. Questo è probabilmente il concetto più controverso e delicato. In effetti, i temi psicologici sono tra i più discussi da sempre: basti pensare alle idee di Freud sulla sessualità tutt’oggi messe in dubbio da alcune scuole di pensiero.
In questo articolo consideriamo come fonti le teorie di Benedikte Scheiby, piscologo che lavorò a stretto contatto con lo stesso Freud e Mary Priestley, una figura influente nel’ambito della teoria della musicoterapia, Jenna Kim’s, Anthony Bateman e
Peter Fonagy.
La musica aiuta a superare i traumi del passato, fornisce un’ottima occasione per esprimere le proprie emozioni e i sentimenti, aiuta a sentirsi a proprio agio per parlare dei propri problemi.
Se si suona uno strumento o si canta insieme agli altri, ci si rende conto dell’altro, di cosa succede, vivendo il momento presente con grande emozione.
Il songwriting è molto indicato come terapia per aiutare chi soffre di ansia o depressione ad esempio.

Come la musica può supportare le comunità

Fino ad ora, abbiamo parlato di come la musica può cambiare la vita ad un livello individuale.
Il musicoterapeuta Gary Ansdell illustra come la musica può influenzare gruppi di persone a scuola, a lavoro, nelle comunità culturali, nei gruppi politici e così via.
La musica infatti contribuisce a cambiare un sistema.
Andeline dos Santos, descrive qui il suo lavoro in Sud Africa in contesti di violenza.

Musica come espressione culturale

La musica onora le diverse etnie ed esprime i loro valori e le loro caratteristiche peculiari. Si pensi ad esempio alle culture aborigene e alle loro antiche tradizioni musicali, fondamentali per distinguerli dalle società colonizzatrici.
Bruno Nettl, etnomusicologo, spiega attraverso le sue pubblicazioni, come la musica sia stata utilizzata nei diversi popoli del mondo.

*Fonte principale: Coursera

Jessica Cintola

Jessica ha creato Armada Note per tre motivi fondamentali: ha un legame ancestrale con la musica, le piace scrivere e in quel periodo (a marzo 2017, quando ha creato il tutto) era un po’ annoiata. Dice che le sue idee migliori sono sempre nate in periodi di tedio.

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