Intervista ai Minerva by Blog’n’Roll

Artisti   blog'n'roll  18 Luglio 2019   Nessun commento Intervista ai Minerva by Blog’n’Roll

I ragazzi del laboratorio BLOG’N’ROLL ideato da Armada Note in collaborazione con la Consulta Giovani di Cernusco Lombardone (LC), hanno intervistato e recensito, lo scorso giugno il gruppo Minerva.

Ecco il racconto ideato dai ragazzi e l’esclusiva recensione a cura di Stefano Rocca.

Lo scorso 11 Maggio la silenziosa biblioteca di Cernusco Lombardone (LC) ha ospitato un live acustico del gruppo bergamasco Minerva, composto da Serena Caponera (voce), Lorenzo Fustinoni (chitarra), Davide Milesi (chitarra) Luca Togni (basso) Lorenzo Beltrami (batteria). L’esibizione è consistita in alcuni brani tratti dal nuovo album in uscita a Settembre ed altri tratti dal repertorio della cantante.

Il nuovo album è ricco di novità e rappresenta un taglio netto rispetto al passato: non solo il cambio di persona al basso e alla batteria che hanno influenzato inevitabilmente la produzione musicale della band, ma la stessa ha voluto e cercato di trasmettere qualcos’altro, nuovi messaggi, nuove idee, all’insegna della sperimentazione, all’interno di un processo di evoluzione.

Il trio definisce questa registrazione un concept album: le tematiche sono l’arte, la scienza, la musica e il rapporto tra queste. C’è una storia, un filo rosso che collega i vari testi delle canzoni (ma a questo ci arriveremo più avanti, nel corso del racconto!).

Nonostante l’obiettivo sia sponsorizzare il nuovo album, la prima domanda posta da noi ragazzi ha riguardato l’ultimo album prodotto dalla band, Entroterra. La maggior parte delle canzoni contenute in questo primo lavoro in studio sono davvero particolari in quanto variano di registro, temi, ritmi, motivi più volte all’interno di uno stesso brano: è un’impronta profonda, che sottolinea la volontà della band di sperimentare nuovi stili musicali, passaggi originali, e soddisfare ispirazioni momentanee. In questo processo di ricerca di sé stessi, va inserita la figura che rende possibile tutto questo, il produttore Marco Ghezzi, che lascia ampio spazio agli artisti per esprimere se stessi, ampia libertà di manovra.

È in ogni caso difficile inquadrare i Minerva in uno specifico genere musicale, proprio per questo continuo desiderio di rinnovo e sperimentazione: progressive? Forse sí, generalizzando molto, ma il chitarrista ci tiene a precisare che è un associazione forzata attraverso una notazione tecnica decisamente apprezzabile, quando dice che molte delle canzoni da loro scritte sono in quattro quarti, ed un gruppo che scrive e suona canzoni in quattro quarti difficilmente può definirsi progressive.

I diversi registri e stili utilizzati sono forse conseguenza delle diverse origini e dei diversi gusti dei singoli membri del gruppo? Difficilmente, secondo la cantante, che conferma il suo pensiero quando sottolinea, aprendo un simpatico siparietto, che il fatto che vada matta per i Backstreet Boys non è assolutamente riscontrabile in nessuna delle loro canzoni! Stesso discorso vale per il prevedibile gusto reggae del chitarrista, presentatosi all’esibizione con i rasta e una collana similgiamaicana…amorevolmente prevedibile 🙂  Tutti i membri della band, ad ogni modo, con la maggior parte delle persone, cambiano gusti in base al momento, all’umore, al periodo, o spesso per motivi imprecisabili. E così la cantante può ritrovarsi a cantare Rihanna, o anche saltare sulle note dei Nirvana nei giorni carichi di energia. E tutto questo non si direbbe a giudicare dalla sua voce delicata.

Inevitabile, per il percorso che abbiamo fatto insieme a Jessica di Armada Note, la domanda riguardo ai rapporto con l’etichetta indipendente Appropolipo Records a cui appartengono.  Il chitarrista, citando di nuovo il produttore Ghezzi, evidenzia il fatto che si tratti di un’etichetta organizzata che come dicevamo poco sopra, gli incita ad esprimersi liberamente. Il chitarrista aggiunge anche la necessità al giorno d’oggi di avere un ufficio stampa all’altezza; è sempre difficile coinvolgere gli amici e le persone vicine, spingerli non solo a vedere i concerti, ma anche contribuire in prima persona alla loro sponsorizzazione e pubblicizzazione. La musica indie è ora più che mai una genere di nicchia, e le tendenze pop o trap di oggi rischiano di soffocarla, afferma Davide Milesi.

I Minerva, insieme dal 2015, dicono che devono ringraziare i loro contatti se sono riusciti, nel 2018, suonare a Roma, aprendo il concerto dei Pinguini Tattici Nucleari. I membri convengono che quella gig è stata la migliore della loro carriera: non solo per l’effettivo successo e il coinvolgimento del pubblico, ma anche per le grandi conseguenze che questa data ha avuto. Li ha fatti entrare in una rete di conoscenze che ancora oggi permette loro di avere sempre nuove possibilità e migliorare come gruppo e come musicisti.

Ora, nel 2019, i progetti più imminenti sono un tour estivo per sponsorizzare il proprio nuovo album, e l’uscita di questo a Settembre.
Il gruppo ha scritto e prodotto musica propria fin da subito, ricercando nel tempo un’identità sempre più definita. Serena (cantante e vocalist, 29 anni), direttamente da una cover band, si è fermamente imposta per la scelta del nome: un mix tra mitologia e conigli trovati in giardino, ma quella è un’altra storia.

Parlando del loro rapporto con il pubblico, non ci dobbiamo certo immaginare gente che salta o che canta insieme agli artisti: quello dei Minerva è un pubblico di “nicchia”, alla ricerca di qualcosa fuori dagli schemi. “Coinvolgere il pubblico è molto difficile, far capire quello che vogliamo trasmettere ancora di più. Vedere che il pubblico cerca di decifrare le nostre canzoni, dal testo alla musica in sé, è lì che sappiamo di aver colpito nel segno. È lì che sappiamo di aver veramente coinvolto chi ci ascolta”.

Presentare un concerto in acustico è stata una vera sfida: il piano d’attacco è stato quello di fissare un “faro”, un punto di riferimento su cui sviluppare la canzone, sempre in modo molto spontaneo: “più scrivi, più ci lavori, e più ci vengono idee” ci raccontano.
La stessa spontaneità della composizione si ritrova anche nei temi che fanno da sfondo: “Entroterra” (il loro primo EP) parte da un viaggio dei ragazzi a Rimini e si traduce poi in un viaggio all’interno della loro concezione della musica. In questo nuovo album invece si toccano corde più personali, più profonde e introspettive. La paura di prendere in mano la propria vita e di affrontare cambiamenti, la voglia di cambiare e il timore di farlo veramente sono sensazioni, emozioni vere su cui i Minerva hanno cercato di modellare le loro nuove canzoni. Il risultato? Di sicuro meno varietà e più coerenza, tanto che le canzoni sembrano legate tra di loro da un filo logico, come episodi di uno stessa storia. E in effetti una storia c’è. E i ragazzi non potevano non raccontarcela. Tutto inizia da un sogno, quello di un signore anziano e gobbo, il “conta formiche”, che si ritrova bambino all’ingresso di un bosco. L’unica presenza è quella di un vecchio intento a contare formiche, che il bambino segue imperterrito: graffiti, immagini che prendono vita, melodie e una crisalide inizialmente lo distraggono, ma solo per poco. Il bambino cresce, diventa un ragazzo e poi un uomo, finchè l’uomo non si risveglia: la prima immagine che vede è quella del bambino. Realizza che contare le formiche non è servito a niente, perché egli non sa cantare, scrivere, suonare. Non contare le formiche! “Esci dal sentiero, contempla quello che ti circonda, non seguire la strada più comoda”, questo è il messaggio che incornicia il nuovo album dei Minerva. Il tutto rifacendosi anche all’arte, alla scienza, alla curiosità: la ricerca di associare colori ai suoni, la curiosità nel farsi domande, l’intraprendenza nel non accontentarsi mai. Qualcosa di assolutamente nuovo e non scontato, raccontato dalle note del gruppo bergamasco con tanta voglia di fare e pronto a questa nuova avventura.

Vista la loro determinazione un in bocca al lupo non serve, ma noi glielo facciamo comunque!

 

Recensione di Entroterra by Stefano Rocca, partecipante Blog’n’Roll

Entroterra, per essere l’opera prima di questo gruppo, presenta 12 tracce di rock-alternativo, dove la band cerca di mettersi in discussione, in un percorso dai suoni introspettivi e cupi, quindi se cercate un disco dal calore forte e dai groove passionali, sappiate che questo non è proprio il caso; ma torniamo all’album, che con VIA 20, da il la alle ostilità di questo audioritratto, dove è evidente nella velocità del pezzo, una certa influenza dei The Strokes (band alt-rock britannica nata nel 1998), che mette un po di pepe alla produzione, cosa che con AMARO, secondo atto del compact, esplode in modo incontrollato, dove l’urlo di Serena (cantante del gruppo),  somiglia più a una valvola di sfogo, più che a un’intonazione,  segno che questa band col pop non c’entra assolutamente nulla, mentre in AMANITE, è apprezzabile il fatto che si evidenza nel mettere  a nudo i rischi di un fungo mortalmente velenoso, presente in natura, cosa che fa aprire la mente, e fa pensare che il pericolo a volte è veramente dietro l’angolo, e infatti questa canzunciella, è uno dei brani top di questo prodotto,  che prosegue con CARROZZA 3,  un brano con un testo abbastanza atipico, dove il protagonista di questa storia è sicuramente il treno, e che ha nell’arrangiamento in due tempi, prima lento e poi veloce, la sua arma vincente per essere apprezzabile, ENTROTERRA invece, ha una sonorità quasi nirvaniana,  ma nel testo potrebbe raccontare meglio la divisione tra realtà e illusione, presente nella nostra vita terrena, per quanto riguarda AMERICA, è alquanto chiaro, il messaggio di aver voglia di evadere, lontano da tutto e da tutti, ma con una persona accanto, diciamo così, un viaggio per due persone, raccontato in musica, per andare nel continente dove tutto è più grande, perfino i sogni da relizzare,  cosa che con MOLECOLA, accade ma in una dimensione totalmente piccola, mentre ALIASING, è una storia macabra, vissuta tra fatti reali e alcune illusioni, tra cui la presenza delle fiamme verdi, che fa pensare ad un effetto allucinogeno, che mistifica ciò che vediamo e sentiamo, REBUS invece, racconta attraverso un discreto arrangiamento brit-pop, una canzone d’amore in chiave alternativa, dove non sono i Ti amo  a vincere, ma le situazioni rintronate che porta l’innamoramento a fare determinate cose, che in questa canzone, sono descritte anche nelle peggiori ipotesi possibili,  BREM-BOW, invece, è la decima e terz’ultima canzone, di questo cd, che per quanto possa avere una storia molto particolare, non è riuscita a convincermi che sia una traccia top, di quelle che non si possono perdere, sicuramente rispetto a questo componimento, la successiva e penultima traccia, ovvero VERONICA, ha una storia comunque triste, ma più convincente, e dal significato più profondo, nella speranza che tutte le Veroniche di questo universo, siano più fortunate della loro omonima raccontata dal gruppo bergamasco, FASO BISFASO invece, chiude definitivamente il cerchio, e non solo quello della forma del disco in formato cd, in un viaggio sonoro che passa dalla malinconia al silenzio, dove un buon arrangiamento, rende questa canzone e la conclusione di questo disco, meno amara di quanto non si creda; insomma questo è ENTROTERRA, album dei bergamaschi MINERVA, che a me sinceramente non ha convinto molto; ma chissà che con il tempo e con i prossimi lavori, questo complesso non sia destinato a migliorare i suoi testi e le sue sonorità, insomma come diceva il brano vincitore del Festival di Sanremo del 1987, Si può dare di più, e sicuramente loro possono dare di più, e fare di meglio, staremo a vedere (ne siamo sicuri!)

 

Un grande grazie da parte di tutta l’Armada per i ragazzi che hanno partecipato a questa nuovissima iniziativa territoriale!

Jessica Cintola

Jessica ha creato Armada Note per tre motivi fondamentali: ha un legame ancestrale con la musica, le piace scrivere e in quel periodo (a marzo 2017, quando ha creato il tutto) era un po’ annoiata. Dice che le sue idee migliori sono sempre nate in periodi di tedio.

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